Vivere a Poggiorsini

22.04.2006 20:29 a cura di Rino Raguso (0 commenti)

Il territorio e la storia di Poggiorsini, il più piccolo comune della provincia di Bari da cui dista cinquanta chilometri, sono fortemente legati agli elementi: terra, aria e acqua. L’acqua delle origini, attribuite al cavallo di un principe. L’animale si fermò e cominciò ad annusare e a raspare con lo zoccolo un punto preciso del terreno dove cominciò a zampillare acqua purissima di sorgente. Il suo cavaliere era un principe della famiglia Orsini che incantato dalla bellezza del paesaggio e intuendo la fertilità di quella terra, poggiò i piedi al suolo (da qui il nome di «Poggiorsini»), decidendo da quel momento di costruire lì un casale; la sorgente scoperta dallo zoccolo del suo destriero prese il nome di Fontana d’Ogna. Questo accadde nel Sedicesimo secolo. Oggi quell’acqua, la natura e l’aria che si respira sono quelli di allora.

IAZZI, TRATTURI E ORCHIDEE – Se ne contano cinquanta specie, di orchidee, tutte selvatiche, che crescono spontaneamente in un habitat incontaminato lontano da qualsiasi insediamento industriale. Gli unici interventi umani nelle campagne circostanti sono quelli intensivi, ma ordinati, delle colture olivicole, viticole e cerealicoli. Nelle vallate attraversate dal torrente Roviniero, tra le sensuali e vellutate orchidee, cresce una varietà di fungo cardoncello conosciuto in tutto il Meridione d’Italia. L’insieme offre al territorio una forte connotazione di turismo naturalistico gastronomico e rurale. L’inconfondibile paesaggio murgiano che circonda Poggiorsini, dai colori estremamente intensi anche d’inverno, è ricco di tratturi, lame, iazzi, masserie e da spettacolari esemplari di Agave gigante. La strategica posizione di questo lembo di terra, quasi ametà strada tra l'Appia Antica e la via di Cipro (Tratture dei Pezzenti), ha visto passare eserciti di Crociati richiamati qui dalla presenza di sorgenti d'acqua perenni ancora attive come fontana d'Ogna, fontana Latrigna o i torrenti di Capo d'Acqua e di Roviniero.

ILVECCHIO CASALE – Dopo il salutare giro naturalistico per le campagne murgesi ricche di vecchie casupole e imponenti masserie quasi tutte oggetto di recupero, la tappa che segue è quella del borgo antico. Un agglomerato di case di modesta fattura contadina sorte tutte attorno allo storico casale degli Orsini. Quello che resta di magnifici edifici come il palazzo ducale e la chiesa parrocchiale entrambi del diciottesimo Secolo, è ben poco dopo il terremoto del Vulture del 1930 che minò profondamente le strutture. E’ invece intatta, perché eretta dopo i l sisma, la chies a M a r i a Santissima Addolorata con le tipiche tre navate. Il suo interno conserva un pulpito ligneo realizzato da Vito Tritto di Acquaviva e una tela di datazione incerta con l'immagine di Sant' Antonio. Nella navata di sinistra è collocata la pregevole Deposizione settecentesca di Leonardo Antonio Olivieri. Splendido esempio d’architettura rurale tuttora visibile, infine, è il corridoio-balcone dei casolari interni con l’affaccio sul cortile del vecchio casale o il massiccio portale d’ingresso al borgo con lo stemma degli Orsini.

articolo di: Nazareno Dinoi - tratto da: " Corrieredelmezzogiorno.it " del 22/04/2006

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