Storia e Tradizioni

Storicamente, il suo territorio fu popolato sin dal Paleolitico antico, come attestano i numerosi resti archeologici che si rinvengono press i più antichi insediamenti di Grottellini e Castel Garagnone. I suoi primi abitanti furono cacciatori, allevatori e agricoltori. Fu una stazione della via Appia antica e del tratturo regio MelfiCastellaneta.Il suo primo toponimo fu Monte Folicato, sostituito da Macchia Vetrana e Poggiorsini. Quest'ultimo nome gli fu imposto dai suoi padroni e signori Orsini.Nel Medioevo il suo territorio fece parte del feudo Castel Garagnone e appartenne agli Altavilla di Andria fino al 1190, quando fu tolto al conte Ruggero. Nel 1197 fu donato ai Cavalieri Gerosolimitani di Malta del Priorato di Barletta. Parte delle sue contrade furono dei Cavalieri Templari, di Istituzioni ecclesiastiche e di famiglie benestanti di Gravina. La famiglia Orsini ne fece una proprietà privata a partire dal 1609 e detenne il possesso sino al 1910. Gli Orsini trasformarono l'insediamento rurale in un centro urbano, dotandolo di infrastrutture servizi necessari. Essi fecero costruire il casale e il palazzo ducale (1723-1727), fecero erigere dalle fondamenta la chiesa parrocchia di Maria Santissima dei Sette Dolori (1726-1727). Nel 1810 gli Orsini perdettero il feudo di Gravina ed il territorio feudale di Poggiorsini. e il villaggio divenne frazione di Gravina, amministrato da questo Comune sino al 1957. Dal 1960 Poggiorsini ha un suo territorio ed una amministrazione eletta dai suoi abitanti. Oggi è considerato Comune d'Europa perchè gemellato con alcuni centri europei, interessati a progetti pilota per l'integrazione delle attività primarie con quelle del turismo e della cultura.

Un documento di epoca normanna, risalente al 1197, riporta il toponimo di Mons Folicatus cui si fa risalire la prima testimonianza scritta che attesta, appunto, l'esistenza di una contrada che risultava a quell'epoca già aggregata al Feudo Garagnone, dato in beneficio da Enrico vi a frate Diligio, Priore dell'Ordine dei Gerosolimitani di Barletta. Il toponimo ("fogliame") indica in modo esplicito l'esistenza di una ricca vegetazione spontanea che copriva le alture e la fossa intorno a Poggiorsini, di "fogliame", di macchie e arbusti. L'area si prestava ad essere utilizzata soprattutto da pastori che potevano trovare in loco terreni adatti al pascolo per le greggi ma anche un rifugio più lontano e al riparo dalle rappresaglie cui gli insediamenti più popolosi e vicini erano non di rado sottoposti, a causa delle vicende belliche legate alla penetrazione romana e alla lotta tra Tarante, Messapi e Lucani.

Solo a partire da un documento del 1197 è contem piato anche il toponimo Curtem Templi (Grottellini), un possedimento che appartenne quasi sicuramente ai Templari fino alla soppressione dell'Ordine nel 1308.

La riorganizzazione territoriale imposta dai Normanni determinò la costruzione di vari castelli come il presidio di Monte Serico, sopra il laghetto del Basentello e, nei pressi di Poggiorsini, del Castello di Garagnone, che si erge su di una rocca suggestiva a dominare il traffico lungo la via Appia. Allo stesso periodo si deve ascrivere la leggenda di Fontana D'ogna, situata nei pressi dell'attuale stazione ferroviaria di Poggiorsini. Si vuole infatti che la sorgente sia scaturita dallo scavo provocato dall'unghia del cavallo assetato di Orlando, il paladino di Francia, che, a sua volta, in preda alla pazzia, recise con la sua spada una roccia carsica del Costone murgiano.

Nel 1273 i territori comprendenti Monte Folicato, Grottelini e, ad est, Montegrosso risultano inclusi nel Feudo e nella Università di Gravina.

Il toponimo di Monte Folicato viene sostituito da quello di Macchia Vetrana {macula veterana), anch'esso in realtà un fitonimo indicante la presenza di macchie e boscaglie selvagge, come attesta un documento relativo al passaggio di proprietà in favore della famiglia degli Orsini, datato 1609. Prima di questa data il territorio intorno a Poggiorsini, in particolare il Feudo del Garagnone, sarà al centro di continue contese tra feudatari e tra questi e le Università di Gravina o di Altamura (in quanto i cittadini di quest'ultima beneficiavano di usi civici nel territorio del Garagnone).

Nel xvi secolo la contrada Macchia Vetrana registra la presenza di varie famiglie proprietarie a cui si aggiungono i frati Agostiniani e Francescani appartenenti ai rispettivi conventi della vicina Gravina e il cui apporto risulta decisivo per la stabilità e la consistenza dell'insediamento, specie dopo l'abbandono del casale del Garagnone.

Tuttavia, è a partire dal 1609 che la "Pezza di Macchiavetrana" si connota come un più stabile insediamento col nome di Poggio degli Orsini. La costruzione del Casale fu voluta dal duca Michele Antonio Orsini come risulta da un apprezzo del 1686. Gli Orsini operarono d'imperio e contro le consuetudini legate agli usi civici cui erano sottoposte alcune aree e, soprattutto, entrando in conflitto con l'Università di Gravina. Con l'intenzione di trasformare il casale in un embrione di "città" autonoma e tendenzialmente autosufficiente, gli Orsini razionalizzarono a loro modo, con ogni abuso, le attività economiche legate all'agricoltura e alla pastorizia, utilizzando le strutture rurali esistenti nel territorio. Fecero costruire dal 1723 al 1727 il palazzo ducale, la chiesa parrocchiale dedicata a Maria Santissima dei Sette Dolori con annesso cimitero, il molino, il forno, il mattatoio (costruzioni che il terribile terremoto del 1930 ridurrà in desolati ruderi).

Nel 1808 tutto il complesso di Poggiorsini divenne proprietà della città di Gravina. Verso la metà del secolo alcune case vengono costruite intorno al vecchio casale. Dal 1907, anno in cui il duca Filippo Bernoaldo abbandona i suoi possessi ormai venduti all'asta, si inaugura una nuova fase di gestione della borgata. Nel 1937, si apre ai fedeli la nuova chiesa parrocchiale, nuove costruzioni sorgono con uno sviluppo urbanistico a scacchiera intorno alla piazza del Popolo, nuovo centro della comunità. Seguendo questo percorso con orgoglio e tenacia la comunità di Poggiorsini invocò e infine ottenne l'autonomia amministrativa dalla città di Gravina nel 1957 e, dal 1960, uno stemma e un gonfalone di comune d'Italia e d'Europa.

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